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Ignazio Abeltino

Ignazio Abeltino è nato nel 1970 ed è un ricercatore indipendente impegnato in un progetto di ricerca multidisciplinare sul tema della indoeuropeizzazione del continente europeo. Nel libro del 2016 “Le popolazioni dell’Europa neolitica con ceramiche decorate con impressioni (culture delle pianure orientali e culture Impresso-Cardiali dell’Europa mediterranea e occidentale) erano indoeuropee? La prospettiva archeologica, linguistica e genetica” la tesi proposta è che le popolazioni preistoriche alla base della indoeuropeizzazione dell’Europa (cioè quelle che parlavano l’indoeuropeo comune) siano da identificare con le genti delle pianure orientali delle più antiche culture con ceramiche decorate con impressioni. Queste culture si sono diffuse nella parte più orientale d’Europa a partire dal settimo millennio cal. a.C., e anche la cultura Impresso dei Balcani (comparsa nel 6200/6100 cal. a.C.) avrebbe parte delle proprie origini in queste culture dell’Est. La cultura Impresso balcanica non presentava un profilo culturale affine a quello delle contemporanee culture neolitiche mediorientali ed era caratterizzata da ceramiche decorate con impressioni fondamentalmente simili a quelle delle pianure europee orientali. Costituisce la base della corrente neolitizzatrice Impresso-Cardiale-Epicardiale, che nel corso del sesto millennio cal. a.C. si è affermata in Italia, Francia e Penisola Iberica. Le culture con ceramiche impresse dell’Europa orientale e dell’Europa meridionale/occidentale avrebbero una origine fondamentalmente comune e la loro diffusione in queste diverse parti del continente si sarebbe accompagnata alla prima grande diffusione di varietà indoeuropee. In fasi successive della preistoria varietà del gruppo indoeuropeo avrebbero progressivamente raggiunto sia l’Europa centro-settentrionale che le regioni dell’Asia storicamente indoeuropee. Il libro “Le origini dei Galluresi e della loro parlata” del 2012 si occupa del profilo archeologico e storico-linguistico della Gallura e delle implicazioni sovra-locali che questi temi suggeriscono. Questa parte della Sardegna, interessata dallo stretto di Bonifacio, a partire dal Neolitico Medio (quinto millennio cal. a.C.) presenta rispetto alle altre zone dell’isola elementi di peculiarità culturale che trovano chiare corrispondenze nel territorio dirimpettaio, la Corsica meridionale. La tesi proposta è che la specificità e la fondamentale unitarietà culturale preistorica della regione dello stretto di Bonifacio (sintetizzabile nel rapporto tra i megalitismi dei due territori e in fasi meno antiche nel legame tra nuragico gallurese e torreano corso) abbia le sue antiche origini nell’arrivo in quest’area di una popolazione dell’area Franco-Iberica legata alle architetture di tipo megalitico e interessata all’utilizzo del passaggio marittimo tra l’Arco Catalano-Provenzale ed il Mediterraneo centrale. Altro tema trattato e con possibili implicazioni sovra-locali è quello del percorso storico-linguistico della Gallura in epoca storica, che offre dei riferimenti interessanti alla questione del modo in cui si sono formate le diverse lingue neolatine. La teoria tradizionale della derivazione del gallurese dalla lingua della Corsica è tutt’altro che dimostrata e anzi si scontra con notevoli ostacoli sia sul piano linguistico che su quello cronologico e storico. Il rapporto tra il gallurese e le varietà sassaresi ha natura tale da riuscire a dimostrare che queste parlate del Nord Sardegna hanno una antica origine comune, riconducibile alla migrazione nel Nord Ovest sardo di popolazioni pastorali semi-nomadi dalla vicina Gallura in una fase cronologica che precede (non necessariamente di poco) la parte finale del Medioevo, quando abbiamo diversi indizi dell’esistenza di queste parlate. In ambito neolatino le varietà del gruppo gallurese-sassarese occupano una posizione distinta rispetto alle varietà della Corsica, e alcune differenze non sono spiegabili con l’influenza del logudorese. La circostanza che la tesi della derivazione del gruppo gallurese-sassarese dal corso sia praticamente inconciliabile con numerosi elementi spinge a cercare delle spiegazioni alternative a quelle tradizionali. La tesi proposta è che il gruppo gallurese-sassarese abbia le sue lontane ascendenze nel dialetto latino parlato (dopo la loro latinizzazione) dagli antichi abitatori della Gallura, chiamati “Corsi” dagli autori greci e romani. Il rapporto tra il corso e il gallurese non avrebbe le sue origini nella derivazione del secondo dal primo ma nella affinità tra i sostrati pre-romani dei due territori, che avrebbe favorito l’emersione di dialetti latini locali simili, seppure con alcune differenze. Il quadro linguistico del Nord Sardegna ha interessanti implicazioni sovra-locali perché suggerisce che anche nelle altre parti dell’impero romano i vari sostrati pre-romani potrebbero aver svolto un ruolo importante nel favorire l’emersione di dialetti latini dotati di un forte colore locale. E proprio in antichi dialetti cominciatisi a differenziare tra loro in questo modo potrebbero avere le loro lontane origini le lingue neolatine moderne, che sono parlate da circa un decimo della popolazione mondiale.

chiavi di ricerca: SARDEGNA, MEGALITISMO DELLA SARDEGNA, NURAGICO SARDO, LINGUA DELLA SARDEGNA, VARIANTI LINGUISTICHE DELLA SARDEGNA, SARDO

 
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